DIARIO – ARTE E CULTURA

LO STATO DELL’ARTE * DALLE ASTE ALLE GRANDI FIERE

Riportiamo il link per ascoltare una sintesi dell’articolo

 

SERGIO ANSUINI|ROMA, 10 APRILE 2026

Tamara de Lempicka (1898-1980) è una pittrice che riceve sempre più consensi. È nella leggenda il suo rifiuto a Gabriele d’Annunzio che infuriato le scrisse una lettera di fuoco.  Quando andò a trovarlo al Vittoriale per il Vate la “conquista” era fatta. Non però per la grande pittrice che disse no. La storia, che forse è un mito culturale, sottolinea il passaggio tra due epoche. La Grande Guerra rappresenta una cesura tra il femmineo della “belle époque” e la coscienza di sé conquistata nel periodo bellico ed affermatasi in quello “deco”. Il rifiuto rappresenta simbolicamente il tramonto dell’ ”edonismo estetico” maschile ottocentesco e l’affermarsi di una soggettività femminile non più disposta ad essere ”musa”. D’Annunzio personifica l’estetismo decadente e l’erotismo che guarda al passato. De Lempicka è la donna moderna, autonoma, dalla sensualità fredda, fluida e bisessuale, proiettata nel futuro.

Il 16 Aprile va in asta a Parigi battuto da Sotheby’s l’importante quadro Deux Nus en perspective un olio su tela di cm 55,2 x 33. Dipinto intorno al 1925, è stimato 900.000 – 1.200.000 €.

Tamara de Lempicka propone una donna emancipata e sofisticata. La sua pittura è caratterizzata da superfici levigate con un linguaggio nitido, monumentale e quasi scultoreo in sintonia con il ”ritorno all’ordine”.

Il suo linguaggio visivo è immediatamente riconoscibile. Nella Parigi aristocratica degli Anni Venti è famosa per i suoi ritratti di donne con le caratteristiche pettinature alla moda delle” flapper”.

(Tamara de Lempicka)

Frieze New York 2026 ha presentato il programma della fiera che si svolgerà dal 13 al 17 maggio.  L’evento è centrato sulla “collaborazione” con performance di lunga durata, immagini in movimento e installazioni site-specific in diverse sedi, tra cui il Whitney Museum of American Art, la Dia Art Foundation di Chelsea e The Shed.

Frieze New York 2026 non si limita alla gestione degli stands, ma si propone come una piattaforma diffusa nella quale ridefinisce il rapporto tra opera, spazio e pubblico. È sempre meno orientata alla sola vendita e sempre più alla produzione di un contesto culturale.

(Kite, Wičhápi Wóihaŋbleya, Dreamlike Star – 2024)

Frieze New York 2026 rimarca l’evoluzione delle fiere contemporanee che evolvono da luoghi di scambio a ecosistemi culturali complessi, da spazi chiusi a dispositivi urbani diffusi e da esposizione a curatela espansa.

Nell’ambito di Frieze New York la Frieze Library, più che un’area editoriale, è un vero e proprio archivio in costruzione, una piattaforma di sedimentazione del sapere artistico contemporaneo. Ogni galleria partecipante alla fiera è invitata a contribuire per formare una “biblioteca collettiva temporanea” donando cataloghi, libri d’arte ed edizioni rare che entreranno poi a far parte della collezione permanente della Watson Library che è una delle biblioteche d’arte più complete al mondo.

Frieze Library non è un semplice progetto collaterale, ma una delle espressioni più sofisticate della trasformazione contemporanea della curatela. In un contesto dominato da logiche di mercato la biblioteca rappresenta un contro spazio riflessivo avvicinandosi alle pratiche della “curatela discorsiva”. Questa, sviluppatasi negli ultimi anni, orienta le esposizioni non solo in modo visivo, ma bibliografico e processuale. L’azione curatoriale procede non selezionando opere, ma attivando relazioni tra testi e generando una moltitudine di saperi che riflettono la pluralità delle pratiche contemporanee.

Mentre le performance esplorano tempo e corpo la Library lavora su memoria e trasmissione. Il libro d’arte non è un supporto secondario, ma uno spazio primario di produzione artistica.

In un’epoca in cui l’immagine tende a prevalere sul testo si riafferma un principio essenziale “L’arte contemporanea non si limita a mostrarsi, deve essere letta, archiviata e pensata”.

IN ASTA DA ANSUINI 1860 MARTEDÌ 21 APRILE – Jean-Michel Basquiat (New York 1960 – New York 1988), Miscellanea di tre volumi

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