DIARIO – ARTE E CULTURA

GLI STRATI DELLA VITA NELLA COMPLESSA LETTURA DEL CONTEMPORANEO

 

LUCREZIA BAZZOLO | ROMA, 27 MARZO 2026

Cosa significa oggi esistere in un’epoca stratificata, ricca di contrasti come quella odierna?

È proprio su questo e su molti altri interrogativi che indagano le appena trascorse Fashion Week di Milano e di Parigi.

Collezioni che in passerella hanno portato riflessioni, contrapposizioni, facendole vivere dentro a innumerevoli corpi e ritmi, mantenendo l’attenzione sulla centralità dell’uomo e sull’importanza della sua essenzialità.

Sartorialità razionale, geometria di una semplicità che non semplifica, bensì legge con profondità codici estetici primordiali, austeri.

Con Jil Sander il rigore di linee dritte da percorrere con ordine permette di far ritorno all’origine, a un minimalismo classico che Simone Bellotti, direttore creativo del brand, traduce in look inviolabili, apparentemente inaccessibili poiché saldi, fermi su sé stessi.

(Jil Sander, Milan Fashion Week, Fall Winter 2026/2027)

 

Riprendendo l’austerità e il brutalismo milanese, Louise Trotter, direttrice creativa di Bottega Veneta, crea una storia evocativa e sensuale, una sensualità che esprime la sua vera natura attraverso la sottrazione di elementi. L’artigianalità che ne emerge parla di un’opulente idea di praticità, nella costruzione di un’anatomia di codici surreali, in un superficiale disordine che in realtà rivela una perfetta armonia.

(Bottega Veneta, Milan Fashion Week, Fall Winter 2026/2027)

 

Come due strade che corrono separate per poi nel loro percorso scoprirsi gemellari, così nelle collezioni si mostra da un lato il ricercare un senso e un percorso definito, andando verso un nuovo concetto di bellezza, e dall’altro l’accogliere la difficoltà dei nostri giorni, quotidianità immersa in una pluralità di concetti che impoverisce invece di arricchire.

Cruciale la ricerca di Prada, che attraverso Miuccia Prada e Raf Simons, co-direttore creativo, riesce nel tentativo di sbrogliare il nodo attraverso il riconoscimento della crudeltà della vita in cui l’uomo esiste oggi, ruvido scorcio su un panorama sinistro.

È con questi termini che il casting dello show sfila a ritmo di suoni metallici, incalzanti, in una techno-trance alienante e immersiva.

I look si svelano al pubblico nella molteplicità delle vite di cui parlano, nella scrittura del loro quotidiano susseguirsi.

(Prada, Milan Fashion Week, Fall Winter 2026/2027)

È proprio seguendo questa strada che da Milano si arriva a Parigi, dove, continuando con Miuccia Prada attraverso la collezione di Miu Miu, si assiste a uno show immenso, perché analitico.

In un soundtrack di attesa, di ambiguità inquietante, quello che viene presentato è il modo sorprendente di essere piccolo del nostro corpo, l’importanza del sentirsi padroni solo di sé stessi in un contesto che invece tenta di possedere tutto. Un focus sulla mente, valorizzando l’aspetto umano più intimo.

(Miu Miu, Paris Fashion Week, Fall Winter 2026/2027)

 

È con Balenciaga, sotto la direzione creativa di Pierpaolo Piccioli, che la moda continua a cogliere il lato emotivo; silhouettes che abitano volumi aumentati, fluttuanti e accoglienti. Rinascita, sbocciare di vite nuove, in una generale assenza di luce che apre gli sguardi verso il futuro, la voglia di crederci in una dinamicità di corpi e forme che, non più statiche, si muovono liberamente nello spazio.

(Balenciaga, Paris Fashion Week, Fall Winter 2026/2027)

 

Pensieri, idee, che continuano a gravitare facendo ritorno a Roma, dove, nella maestosità delle sale di Palazzo Barberini, sfila la collezione di Valentino sotto la direzione creativa di Alessandro Michele.

Interferenze è il nome della collezione, in onore dei conflitti che riescono a esistere insieme in un unico spazio, l’incontro teso tra il dionisiaco e l’apollineo. Legame stretto tra arte e moda, moda che irrompe nel reale per ordinarlo e scombinarlo, per scrivere regole e poi annullarle, in una vulnerabilità costantemente mutante.

(Valentino, Palazzo Barberini, Roma, Fall Winter 2026/2027)

 

In questa ambivalenza tra la perdita dell’individualità, in un caos nebuloso che annebbia, sfoca la vista, e la ricerca di una centralità, la moda e le menti creative che ne fanno parte si sono rivelate umane, desiderose di interpretare la concreta importanza dell’esistere in un tempo così complesso, indagando su un uomo che cerca di destreggiarsi nel proteggere la propria anima, pur essendo in balìa di una tempesta.

(Mario Ceroli, Maestrale, scultura in vetro, 155x560x240 cm, 1992)

 

*In Apertura Anselm Kiefer, Danaë, 2014, Emulsione, olio, acrilico, carboncino, foglia d’oro e sedimento di elettrolisi su tela, 280 x 380 cm.

 

Leave a comment