DIARIO – ARTE E CULTURA

LO STATO DELL’ARTE * VERSO NUOVI PARADIGMI

SERGIO ANSUINI | ROMA, 20 MARZO 2026

L’Arte, questa straordinaria capacità dell’Uomo di creare essenze che parlano con l’Infinito, è fragile. La Natura, quando è distruttiva, agisce nell’ambito di una Intelligenza Cosmica e anche se annienta ci ricompensa poi con altra arte. L’Uomo, con la sua parte oscura, distrugge e basta.

Il trasferimento del potere mondiale sta avvenendo con spasmi dolorosi. Non siamo che all’inizio e già vediamo opere sublimi che cominciano ad essere distrutte. Speriamo che l’Armageddon non distrugga la più bella opera del creato: l’Uomo.

Il mondo sembra sia brace ardente sotto uno strato grigio di innocua cenere. Qua e là, sempre più spesso ed in maniera più vasta, si sprigionano fuochi. Arde un ordine costituito che sembrava immutabile e non sappiamo se e cosa sarà il nuovo.

Le monarchie del Golfo, Abu Dhabi con la  “Visione nazionale 2030”, Dubai, il Katar e l’Arabia Saudita stavano costruendo un hub internazionale d’arte investendo grandi risorse. I motivi possono essere criticabili, ma comunque il risultato non poteva che essere encomiabile. Sono stati creati musei, sono stati fatti accordi culturali vasti, tra cui quelli con le grandi fiere internazionali e le grandi case d’Asta. Tante opere sono state acquisite. Quest’anno, tra l’altro, avrebbe dovuto essere inaugurato il Guggenheim Museum ad Abu Dhabi. Tutto questo si teme che sia vanificato.

Gli Emirati, e gli altri stati filoccidentali del Golfo, sono costruzioni, essenziali per l’economia mondiale, fondate sui petrodollari e sotto la protezione degli USA. Per vivere hanno bisogno di sicurezza e fiducia. Lo stretto di Hormuz in un senso dovrebbe vedere uscire idrocarburi, gas e fertilizzanti, dall’altro deve vedere entrare le derrate alimentari che con i desalinatori rendono possibile la vita all’attuale popolazione la cui terra produce sostanzialmente solo gas e petrolio. I missili balistici ed i droni stanno mettendo la parola fine ad un sistema basilarmente internazionale.

Il nuovo ordine mondiale si avvia verso un policentrismo. Secondo il rapporto Art Basel UBS le nazioni che comprano più arte sono USA. GB e Cina. La spinta verso l’indo Pacifico è robusta. La flessione dell’hub finanziario-culturale del Golfo potrebbe portare al consolidamento di nuovi attori

Hong Kong, porta della Cina, si sta sempre più sviluppando e ambisce a divenire un polo internazionale d’arte. Gli imperi hanno sempre promosso e sostenuto l’arte che li celebra. L’Hong Kong Museum of Art vede al suo interno le sezioni Antichità cinesi, Pittura e Calligrafia cinese, Arte commerciale cinese e Arte moderna di Hong Kong. Sviluppa, a rotazione, mostre internazionali.

(Art Basel – Hong Kong 2026)

Dal 27 al 29 Marzo, per i VIP il 25-26 Marzo, al Centro Congressi ed Esposizioni di Hong Kong si tiene Art Basel Hong Kong 2026 con la partecipazione di 240 Gallerie di 41 Paesi. La Fiera viene integrata con programmazioni culturali in tutta la città ribadendo il ruolo di Hong Kong come piattaforma globale per il dialogo artistico nella regione Asia Pacifico.  La Fiera segna anche il debutto asiatico “Zero 10” per l’arte digitale. Il nome è l’omaggio alla mostra 0, 10 di Kazimir Malevich (1915) momento fondativo dell’Avanguardia. Alla sezione partecipano 14 Gallerie tra cui Art Blocks, Bitforms gallery, vk Contemporary, Onkaos e Taex. Dee Kay sviluppa l’animazione digitale. Seneca e Qu Leilei approfondiscono il dialogo tra IA, scultura e inchiostro tradizionale.

(SEAL, Robert Alice)

La Fiera si articola sui seguenti settori Galleries, Insights, Discoveries, Encounteres (installazioni su vasta scala), Film, Kabinett, Echoes, Magazines e Conversations.

Encountres è curata da un team diretto da Mami Kataoka , direttrice del Mori Museum di Tokyo con undici opere secondo la struttura dei 5 elementi della cosmologia orientale. Nella sezione Kabinett vi sono 35 presentazioni tematiche di 23 artisti dell’area Asia Pacifico.

La crisi del sistema politico, economico e culturale dell’Occidente vedrà nascere nuove realtà.  La presenza di nuovi imperi, che aborriscono la cancel culture, porterà ad un cambiamento dei paradigmi culturali ed estetici. Noi, popoli del Mediterraneo, forgiati nell’estetica e nel pensiero dalla luce, dal sole e dall’agora dobbiamo recuperare le nostre radici e passare dalla Nigredo alla Rubedo.

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