UNA SCOPERTA CHE DIVENTA MEMORIA
REDAZIONE| ROMA, 6 FEBBRAIO 2026
Luigi Veronelli a cento anni dalla nascita, il Semillon di Fiorano e il ricordo di Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi
Raccontare Luigi Veronelli oggi, nel centenario della sua nascita, significa ricordare un uomo che ha scritto di vino come nessun altro in Italia. Filosofo di formazione, anarchico per indole, Veronelli ha attraversato giornali, televisione, riviste e libri lasciando un segno profondo: dalla Rai al Corriere della Sera, dal Giorno a Panorama, dall’Espresso a Il Manifesto, fino alle sue guide e ai suoi editori indipendenti. Non descriveva il vino: lo interrogava. E, soprattutto, sapeva riconoscerlo quando era vero.
Come per molti anche per noi, Veronelli è legato alla Tenuta di Fiorano e al suo Semillon, vino che seppe intuire e difendere quando era ancora lontano da ogni narrazione pubblica. Durante la visita alla cantina del Principe Alberico Boncompagni Ludovisi, Veronelli assaggiò quel bianco austero e persistente e ne colse subito la grandezza: non un’imitazione francese, ma un vino romano, figlio di un luogo e di una volontà solitaria. In quel bicchiere c’era la sua idea di vino libero, non piegato al gusto corrente né al mercato.

(Alessandrojacopo Boncompagni)
Nel corso della sua vita Veronelli ha fatto scoprire cantine e vignaioli che oggi sono patrimonio condiviso: ha sostenuto Giacomo Bologna e la rinascita della Barbera, raccontato con lucidità quei contadini “duri e lividi “come Bartolo Mascarello e Bruno Giacosa, riconosciuto la grandezza artigianale di Giuseppe Quintarelli in Valpolicella, difeso l’identità storica di Biondi-Santi a Montalcino. Amava i produttori ostinati, gli “inermi”, quelli che non cercavano successo ma coerenza. Per questo fu anche tra i primi a credere in esperienze radicali come Josko Gravner.
L’eredità di Fiorano è giunta fino ad oggi attraverso Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi, nipote del Principe Alberico, scomparso prematuramente lo scorso settembre. Custode discreto e riservato, Alessandrojacopo ha continuato a prendersi cura di Fiorano con lo stesso rispetto silenzioso che Veronelli aveva riconosciuto e amato. Lontano dalle mode e dall’esposizione, ha incarnato una forma rara di responsabilità: quella di chi sente un luogo come un bene da proteggere, non da esibire.
Nel ricordo che accompagna questo centenario, la sua figura emerge con naturalezza accanto a quella di Veronelli. Entrambi legati da una stessa idea di fedeltà, entrambi capaci di lasciare tracce profonde senza alzare la voce. Oggi la tenuta di Fiorano continua a essere il segno concreto di quella continuità: vini che attraversano il tempo con grazia e rigore, portando con sé non solo una storia, ma anche un sentimento di riconoscenza e affetto che resta.