Diario di Casa Ansuini

MOTHER – IL CONTEMPORANEO RACCONTO DELLA PIETÀ NELL’ABISSO DELLA NON-CERTEZZA

LUCREZIA BAZZOLO| ROMA, 30 GENNAIO 2026

Desolazione, abbandono, lentezza: queste solo alcune delle innumerevoli e imprevedibili sensazioni suscitate dalla visione di Mother, l’installazione in mostra al MAXXI in conclusione il 18 gennaio 2026.

Un’esperienza viva e insolita, un invito all’umanità attraverso la visione della Pietà Rondanini di Michelangelo, un calco in gesso commissionato nel 1953 al noto conservatore e restauratore Cesare Gariboldi.

In un iniziale vortice di assenza di luce e delicatezza di un suono celestiale, impalpabile e nello stesso tempo violento e vibrante, la straziante visione della scultura non-compiuta prende vita rivelandosi all’occhio spettatore attraverso la complessa interpretazione di luci e sinfonie, rispettivamente studiate e pensate dal regista e artista americano Robert Wilson e dal compositore indipendente Arvo Pärt.

(La Pietà Rondanini di Michelangelo, MAXXI, Roma)

Il buio e le ombre nutrono lo spazio e, nel loro assecondarsi e rincorrersi, scrivono uno spartito in cui vive una fisicità misera, un corpo scomposto completamente abbandonato all’altro e per questo estremamente umano.

Un’intersezione di membra finalizzata al sostenersi, un’interazione che evoca sentimenti ancestrali, l’appartenenza e il rimando primordiale del corpo del Figlio a quello di sua Madre, il ritorno alla propria uterina origine.

È attraverso questa coesistenza umile e pietosa che si sperimenta un sublime senso di inquietudine e di calma, una stasi sconosciuta nell’era della prontezza, della velocità, dell’importanza della prestanza fisica e morale, a discapito della vera e più profonda comprensione del reale.

Nel manifestarsi l’opera si fa attendere per poi farsi ammirare in tutta la sua incompiutezza, nel coraggio di mostrarsi non-finita nel tempo della concretezza, del fare senza sosta, della vita che diventa performance sociale.

(La Mano di Dio, 1896, Auguste Rodin)

Una stanza le cui mura si fanno musica di contrasti, di ossimori, per raccontare lo sgomento e la brutalità insiti nella bellezza, per esprimere le sue contraddizioni senza tuttavia volerle spiegare, senza voler dare risposte, ma con l’intenzione di far sorgere delle domande.

Cosa significa l’abbandono nella contemporaneità? L’uomo ne è ancora in grado? Quanto è diventato difficile riflettere senza la necessità di trarre conclusioni immediate, rimanere nell’oblio della propria mente che, alla deriva, approda verso lande sconfinate del pensiero?

In Mother è ancora una volta l’arte a essere specchio della società, nel riflesso di un disagio, di una scomodità generale che nutre i giorni e li sconvolge, con la quiete silente di un uragano che sta per scatenarsi.

È forse proprio questo l’intento di Robert Wilson e Arvo Pärt, rivoluzionare il linguaggio dell’arte, leggendolo e parlandolo con spirito critico e desideroso di comprendere la realtà, la direzione decisiva verso cui si sta andando.

Sublimare il dolore davanti a un pubblico che non può fare altro che guardarlo, proporre di stare nel buio, nell’incerto, chiedere semplicemente di assistere, di non essere visitatore attivo ma di spogliarsi delle proprie esitazioni per farsi ponte con l’opera stessa, per connettersi con il bello del non-sapere cosa accadrà.

Ogni intenzione da voler veicolare nasce in questa mostra dal nulla, da un’apocalittica assenza, da un vuoto che appare incolmabile eppure in un continuo crescendo diviene pienissimo; l’intensità del non-controllo e la difficoltà nell’affidarsi all’altro aprono lo sguardo verso una cruciale riflessione, attuale e mai così socialmente permeata, che riguarda l’uomo nella sua totalità, come singolo e come collettività, che riguarda la sua audacia e il suo divenire nuovamente vulnerabile.

L’espressione “Hard times are interesting times”  si pone qui come nuovo paradigma, nella volontà condivisa di trovare nuovi inizi nello scorrere di giorni che hanno il sapore di una fine.

(Studio per il ritratto di Renato Gualino, 1922-1923, Felice Casorati)

 

 

 

 

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