Diario di Casa Ansuini

COLLE DI MAGGIO: DOVE IL VINO INCONTRA L’ARTE

LORENZO DEL GIUDICE | BIBENDA & FONDAZIONE ITALIANA SOMMELIER | ROMA 6 GIUGNO 2025

Tra le dolci colline dei Castelli Romani, sull’ultimo crinale, prima che il paesaggio scivoli verso l’Agro Pontino, si trova Velletri: comune ricco di storia e tradizioni, custode di un’eredità che affonda le radici nell’epoca romana. Ed è proprio su questo versante privilegiato, sospeso tra la capitale e il mare, che sorge l’azienda vinicola Colle di Maggio, realtà d’eccellenza capace di unire visione artistica e cultura del vino.

Radici profonde nel cuore dei Castelli Romani

Fondata negli anni Sessanta da Domenico Tulino, avvocato appassionato d’arte, la tenuta nacque come luogo d’incontro e ispirazione. Non era raro, in quegli anni, che sulle colline di Velletri si aggirassero figure del calibro di Mario Schifano o Giorgio de Chirico, ospiti del fondatore. Il paesaggio, la luce, il silenzio: tutto sembrava contribuire a quella comunione tra creatività e natura, in cui il vino era non solo bevanda, ma esperienza sensoriale e culturale.

In tempi in cui il Lazio enologico era ancora ai margini della scena nazionale, Tulino scelse la via dell’innovazione: impiantò vitigni internazionali, sperimentò in vigna e in cantina, anteponendo la qualità alla quantità. Alla sua scomparsa, l’azienda passò nelle mani della sorella Pina, missionaria in Eritrea, ma la distanza e gli impegni religiosi non le consentirono di proseguire l’opera iniziata. L’azienda conobbe un lento declino, fino a cadere in uno stato di completo abbandono.

(Picnic in vigna)

Il rilancio enologico

Fu Tonino Bagaglini, spinto dal desiderio di ritrovare le proprie radici velletrane, a rilevare la tenuta. Iniziò così un percorso lungo e paziente, segnato da cinque anni di silenzioso lavoro prima che una bottiglia tornasse sul mercato. Il progetto prevedeva il recupero delle vigne e un’attenta fase di sperimentazione in cantina: barrique, vasche in cemento e anfore in ceramica, ma anche tecniche di vinificazione integrale e una maniacale cura per il dettaglio estetico. Ogni bottiglia, oltre che un prodotto, doveva essere un’opera d’arte.

Una scelta rischiosa, soprattutto dal punto di vista economico, ma che nel tempo ha dato i suoi frutti. In appena due anni Colle di Maggio ha collezionato riconoscimenti prestigiosi, dai 5 Grappoli della Guida Bibenda al titolo di Miglior Vino d’Italia con il Lunapigra 2021, fino alle 5 Gocce, massimo riconoscimento per l’Olio Extravergine d’Oliva. Una conferma che la strada intrapresa, pur controcorrente, era quella giusta.

(Lunapigra – Migliori 10 Vini d’Italia Bibenda 2025)

L’arte nel Vino

Il cuore della filosofia di Colle di Maggio si basa su tre principi: Qualità, Bellezza e Arte. Valori che guidano ogni scelta, dalle vigne al packaging, dalla selezione varietale al coinvolgimento di artisti e giovani talenti. La produzione si articola su tre linee, ciascuna con una propria identità estetica e concettuale: Prima Linea, ispirata a stelle e costellazioni, è pensata per accompagnare i momenti quotidiani, piccoli premi al termine di una giornata; Linea Premium, un omaggio agli elementi primordiali della natura, le cui etichette sono firmate da Agostino De Romanis, artista locale di fama internazionale scomparso di recente all’età di 77 anni; Linea Cru, frutto di una collaborazione con il Liceo Artistico “Cesare Battisti” di Velletri, nasce da un progetto di alternanza scuola-lavoro fortemente voluto da Sabrina, moglie di Tonino, per offrire ai giovani un’opportunità concreta di espressione e formazione.

(Liceo artistico Cesare Battisti, Velletri)

Da questo spirito di collaborazione e apertura nasce anche il Premio VinArte, concorso annuale che premia lo studente autore della migliore opera destinata a illustrare un’etichetta della cantina. Accanto a esso, viene conferita anche la Menzione Speciale Premio Domenico Tulino in memoria del fondatore.

Etichette d’Autore

Ma l’anima di Colle di Maggio è profondamente legata anche alla terra su cui si regge. Il suolo è quello del Vulcano Laziale, oggi quiescente ma ancora vivo nella composizione geologica: un terreno sabbioso, friabile e ricco di potassio, che assicura drenaggio ottimale e profondità all’apparato radicale delle viti. Un terreno che dà eleganza, complessità, carattere.

La guida tecnica è affidata all’enologo Angelo Giovannini, che segue ogni fase della filiera con un approccio rigorosamente biologico. Sulle pendici di questo antico vulcano convivono vitigni autoctoni come il Bombino, varietà italiche come il Fiano e internazionali come Chardonnay, Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah e Petit Verdot.

(Etichetta del vino Vèlia)

A impreziosire l’identità visiva della cantina, le Etichette d’Autore: piccoli quadri su vetro che portano la firma degli artisti coinvolti, come nel caso di Estia e Vèlia, realizzate da De Romanis. Ogni bottiglia diventa così veicolo di un messaggio artistico oltre che sensoriale, testimone di un territorio e della sua storia.

Colle di Maggio non è solo una cantina. È un luogo d’incontro tra natura e cultura, un laboratorio creativo che unisce arte, accoglienza e formazione. Un “unicum” nel panorama vitivinicolo nazionale, dove la sensibilità di chi produce incontra il talento di chi interpreta, e dove ogni sorso racconta, con eleganza e profondità, una storia che vale la pena ascoltare.

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