I GRANDI GIOIELLIERI DEL XIX SECOLO: OSCAR MASSIN
PROF. SERGIO ANSUINI| ROMA 30 MAGGIO 2025
A volte i nomi più importanti non sono necessariamente quelli più conosciuti. Oscar Massin (1829-1913) è uno dei grandi gioiellieri dell’800, ma non è tra i nomi nell’Olimpo malgrado le innovazioni portate nell’arte orafa, malgrado i suoi lavori tecnicamente ed esteticamente eccellenti e malgrado fosse già, ai primi del ‘900, ritenuto uno dei nomi più prestigiosi. Forse in parte dipende dal fatto che lavorò tanto anche per suoi colleghi come Boucheron, Chaumet, Mellero, Tiffany etc non firmando le sue opere.
Nacque in Belgio, a Liegi, nel 1829, a 11 anni iniziò a lavorare come orafo, frequentò l’Accademia di Belle Arti e a 22 anni emigrò a Parigi dove per tre anni lavorò presso il gioielliere Theodore Fester. Divenne poi capo laboratorio di Leon Rouvenat per poi riuscire ad entrare nell’importante atelier di Theodore Viette. Quando Napoleone III commissionò una tiara per l’imperatrice Eugenie la Maison Viette delegò il disegno a Devin e l’esecuzione a Massin. Nel 1863 aprì il proprio atelier creando gioielli oltre che per la clientela privata anche per le più importanti maison parigine. Partecipò all’Exposition Universel d’Art et d’Industrie de 1867 ed a quella del 1878 dove ebbe il primo premio e fu inoltre insignito della Legion d’Onore. Nel 1891 si ritirò dagli affari e morì a Parigi nel 1913.

(Oscar Massin)
Oscar Massin è stata una personalità poliedrica, creativa e con una grande sensibilità sociale. Oltre a opere meravigliose sviluppò grandi innovazioni nell’arte orafa. Già prima della fine del secondo impero si dedicò alla ricerca dell’eleganza e dell’ornamento. La pesantezza del gioiello che si riassume, oltre che nelle forme, nello spessore del metallo lavorato denota mancanza di gusto e di capacità tecnica. Massin, nel 1867 arrivò a contenere il peso del metallo al di sotto di quello delle pietre impiegate giungendo ad una media di 3 milligrammi di metallo per pietra incastonata. Questa perfezione e leggerezza di lavoro si ammirò in un gioiello formato da due piume che destò lo stupore generale.
Massin rinnovò anche la tecnica di costruzione orafa con la montatura “en pompille” formata da una serie di gemme disposte a cascata e terminanti con piccoli pendenti a forma di ghiaccioli e la ”monture illusion” che utilizza un bordo di metallo lavorato per creare l’illusione di una maggiore dimensione della pietra. È da riferire anche a Oscar la lavorazione “en tremblant” che con particolari accorgimenti rende le montature delle pietre mobili rispetto al corpo del gioiello. La creatività del grande orafo si spinse fino al tentativo di far partecipare la gioielleria all’ornamento degli abiti. Creò dei pizzi morbidi con motivi di diamanti applicati su tulle d’oro. Il prezzo era da 10.000 a 20.000 franchi al metro.

(Oscar Massin – Collana di diamanti)
Oscar Massin fu un convinto utilizzatore dei motivi floreali costruendo gioielli meravigliosi come la rosa che presentò all’Esposizione Universale.
Prese come modello la “rosa The” già molto semplice e decise di eliminare i petali non visibili. Creò un gioiello dall’esecuzione perfetta, facilmente leggibile e soprattutto di una grande leggerezza. Nella rosa furono incastonati 150 carati di diamanti. L’opera d’arte fu acquistata per 30.000 franchi da M.me Marguerite Boucicaut, la vedova di Aristide Boucicaut, il fondatore dei grandi magazzini Bon Marchè.

(Oscar Massin – spilla con forma di rosa)
Oltre alla rosa un filo legava Massin con Boucicaut: questo era l’impegno sociale ed umano. Massin volle trasmettere sempre la sua arte e non fece mai causa a quelli che violavano i suoi brevetti. Si spese per migliorare la condizione economica dei suoi orafi e si dedicò all’associazione dei gioiellieri per sviluppare e migliorare le condizioni del settore. Aristide Boucicaut (1810-1877) nasce dalla piccola borghesia bottegaia e a 18 anni faceva il venditore ambulante di stoffe. Sposò Marguerite, che aveva fatto la lavandaia e che conobbe mentre lavorava nel negozio di latte dove lui faceva colazione. Creò un impero ed alla sua morte il Bon Marchè contava 1788 dipendenti con un fatturato di 72 milioni di franchi. Dopo la sua morte la moglie gesti l’azienda ancora per dieci anni lasciando poi una grande parte del patrimonio per scopi benefici. Con questi fondi fu costruito l’ospedale Boucicaut che è ancora operativo ai nostri giorni.
Questo grande borghese illuminato fra le altre iniziative benefiche organizzò dei dormitori, nei piani alti del grande magazzino, per le giovani impiegate nubili. Creò un fondo ricavato dai profitti dell’azienda per aiutare i dipendenti malati, un percorso di carriera per l’avanzamento sul lavoro ed un fondo pensione per i dipendenti con più di 20 anni di lavoro.,
Questo accadeva nella Parigi di metà dell’800 testimoniando che possono ben prosperare le aziende con un’“anima” oltre un capitalismo predatorio presto governato da algoritmi.

(Grandi Magazzini Bon Marchè)
